Nicoletta Berliri

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R: La sovrana lettrice - Alan Bennett

Titolo: Piacere o dovere?

Tra i forti lettori il “passa parola” spesso è molto più efficace di qualsiasi consiglio editoriale; per questo motivo devo essere grata a Maria Teresa Improta che mi ha consigliato di leggere “La sovrana lettrice”.

Preferisco iniziare dalle emozioni che ho provato leggendolo.
La prima, mi sono chiesta se Alan Bennet conoscesse personalmente sua maestà la regina Elisabetta II.
La seconda, ho scoperto di non essere l’unica dotata di un forte senso del dovere che mi spinge a mascherare da “obbligo” anche ciò che mi gratifica e che trovo divertente.
La terza, anche una sovrana non tollera la menzogna, tuttavia ha maggiori possibilità di ottenere giustizia, perché se la fa da sé pur non utilizzando più la Torre di Londra.
La quarta, l’intelligenza è una dote, non una qualità e ci aiuta ad essere flessibili, duttili, reattivi.
La quinta, agire con il cuore è pericoloso in quanto l’empatia ci rende teneri (anche se non vorrei parlare come una bistecca, sentenzia sua maestà a pagina 84 della quinta edizione).

Per quanto mi riguarda, non avevo dubbi circa l’utilità di questa nobile attività, trovandomi completamente d’accordo con il noto aforisma di Umberto Eco: “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita, chi legge avrà vissuto cinquemila anni…”. In ogni caso, “La sovrana lettrice” è molto di più che uno spot pubblicitario racchiudendo tra le sue pagine, in modo brillante, concetti profondi e dinamiche di potere.
Poco prima del suo ottantesimo compleanno, la regina Elisabetta II s’imbatte casualmente nel furgoncino della biblioteca ambulante e, per educazione, accetta un libro in prestito dal signor Hutchings. Qui conosce Norman uno sguattero dai rossi capelli, lettore accanito, che la introdurrà al piacere della lettura. Ovviamente una sovrana non ha tempo per coltivare un hobby, così trova la scusa plausibile che leggere sia un dovere al pari di altri impegni quotidiani. Ben presto, però, la sua esistenza verrà trasformata e arricchita tanto da creare un forte imbarazzo nell’intera corte e in sir Kevin, suo segretario particolare, che la ritengono troppo presa dalla nuova attività, tanto da vivere in modo distratto gli impegni istituzionali.
In un piacevole crescendo la sovrana si impadronirà del potente strumento, scoprirà di avere privilegi incommensurabili anche in campo culturale avendo a disposizione tutte le prime edizioni autografate dagli autori che sono venuti in contatto con la monarchia Britannica perché insigniti di onorificenze o, semplicemente, perché invitati a feste e/o banchetti e troverà il modo di applicare il nuovo strumento ad una conoscenza diversa dei suoi sudditi.
Il finale a sorpresa, ma non troppo, ci proietta nel mondo dei desideri nascosti che ciascuno coltiva, anche Her Majesty the Queen.

Ho riso leggendo come non mi accadeva da tempo, una risata sommessa che mi ha riconciliata con la lettura e mi ha fatto comprendere come questa sia un esercizio da compiere piacevolmente con la maggior frequenza possibile, senza però trascurare il vivere…

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