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Mattei
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Pietra, Italo

Mattei

Roma : La Repubblica, 2006

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Questa biografia è stata scritta da un giornalista, Italo Pietra, che oltre aver diretto il suo giornale, "Il Giorno", ha conosciuto Enrico Mattei fin dai tempi della seconda guerra mondiale. Malgrado la familiarità fra i due, è un libro tutt’altro che agiografico, ma si differenzia dai molti altri scritti sul personaggio, perché accanto ai fatti che espone, scava nella persona senza fare sconti alle troppe leggende create sia dai detrattori che dai tanti fan, interessati ad arruolarlo sotto le proprie bandiere.
Mattei viene descritto come una persona che aveva un’intelligenza lucida e che aveva compreso parecchie cose: l’energia era il motore della società che emergeva in quegli anni; i popoli tenuti soggetti dalle potenze coloniali avrebbero presto rotto quelle catene e l’Italia, che potenza coloniale non era più, poteva però essere in prima fila ad offrire tecnologie e opportunità di lavoro in cambio delle risorse che essi avevano in abbondanza. Lo vedeva come un equo scambio alla pari con il fine d’uno sviluppo comune, e usando l’Eni, creato nel ’53, diede tutto se stesso a questo scopo.
La morte, provvidenziale per i suoi nemici, lo fermò nell’ottobre del 1962 sulla soglia del successo definitivo, ma la sua resta una visione d’impressionante attualità, che dovrebbe spingerci a riflessioni serie su un modello di sviluppo coerente con le aspirazioni, le potenzialità e le risorse fisiche e intellettuali dei territori, su un’area quanto più omogenea, accomunata dalla condivisione di valori e modelli culturali. Un’area mediterranea, ove le popolazioni rivierasche sviluppino sinergie e trovino una via comune, da opporre ad una globalizzazione senz’anima imposta dall’esterno, che distrugge le identità e le radici stesse dei popoli.

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