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  Il  caso dei cioccolatini avvelenati
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Berkeley, Anthony

Il caso dei cioccolatini avvelenati

Milano : Polillo, 2002

Abstract: Un pacchetto viene recapitato al Raimbow Club di Londra. È indirizzato a Sir Eustace Pennefather, uno dei soci, e contiene una scatola di cioccolatini, omaggio della famosa ditta di dolciumi Mason & Sons. Ma lo scorbutico Sir Eustace detesta i cioccolatini e così li regala a un altro membro del club, Graham Bendix, che ha appena perso una scommessa con la moglie la cui posta in palio era proprio una scatola di cioccolatini. Bendix torna a casa, li offre alla moglie, ne mangia un paio anche lui e, nel primo pomeriggio, esce. Poche ore dopo la donna muore. Avvelenata. Chi è stato? Scotland Yard non riesce a venire a capo dell'enigma e allora Roger Sheringham propone ai sei membri del Circolo del Crimine, di cui è fondatore e presidente, di provare a scoprire il colpevole. Tutti si cimentano nell'impresa e tutti arrivano a una conclusione: sei diverse soluzioni, sei diversi colpevoli, ma tutte assolutamente possibili.

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SANDRO SUMMA
8 posts

Cosa ci si trova tra le mani? Direi Rashōmon in salsa Agatha Christie: un omicidio e le numerose interpretazioni e spiegazioni che se ne possono trarre, espresse nei modi e con lo stile di investigatori dilettanti "dannatamente" inglesi.
Il tutto decisamente godibile. Anzi una vera e propria chicca per gli amanti del giallo inglese d'epoca e per quanti apprezzano il giallo "intellettuale": un omicidio, gli indizi, le indagini, il processo investigativo che opera sugli indizi, per induzioni e deduzion, alla ricerca della soluzione. Poca o nulla l'azione diretta, marginale l'intervento dei professionisti di Scotland Yard, tutto il palcoscenico viene occupato da sei investigatori dilettanti che affrontano l'omicidio secondo le proprie inclinazioni psicologiche ed intellettuali: sei teste, sei diverse spiegazioni, sei diversi (possibili) colpevoli. Interessante, oltre all'esame dei meccanismi utilizzati nel lavoro investigativo, la dinamica che si instaura tra i sei, combattuti tra il desiderio di affermazione personale e l'opportunità di utilizzare il lavoro degli altri, rosi dal timore di fallire di fronte al gruppo e dalle antipatie personali, sorpresi dagli inaspettati sviluppi dell'indagine e dagli insospettati coinvolgimenti di alcuni dei membri del club. Forse la parte meno valida è proprio la conclusione, con colpo di scena finale ai limiti dell'inverosimile.
Ad una lettura meno coinvolta ed immediata il racconto, sottilmente ed indirettamente, è anche un esame dell'arte di scrivere gialli, dei diversi meccanismi narrativi con cui un autore può costruire un "plot" investigativo e di quanto fantasioso, pluriforme ed irrealistico può risultare un giallo "scientifico".
In sintesi: datato ma interessante.

La ricostruzione di ogni ipotetico colpevole dal punto di vista psicologico è molto interessante sebbene ho trovato soddisfacenti le varie teorie solo a partire dalla quarta mentre già a metà libro mi ero fatta un'idea che è poi stata confermata prima ancora di arrivare al finale...in ogni caso ottima esposizione dei due metodi di lavoro utilizzati: induttivo e deduttivo.
Un pò delusa dal finale non tanto per il colpevole quanto per la costruzione della scena e dei dialoghi che secondo me poteva essere gestita meglio e avere più spazio...tanto climax per poi concludere così velocemente...l'ho trovato poco sensato.
Consigliabile agli amanti del giallo psicologico e agli appassionati di agatha christie, ellery queen e sherlock holmes.
Posso dire che il signor chitterwick mi faceva tenerezza? :-D

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