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Poeti innamorati
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Poeti innamorati

Novara : Interlinea edizioni, 2011

Abstract: 'Fuoco di paglia è amore di poeta, / perciò è vorace, ed è così fugace'. Questo dice Attila József: l'amore dei poeti è come l'amore degli adolescenti, che vogliono essere quello che non sono, che vogliono che gli altri siano quello che non sono, che vogliono dare l'amore a chi non lo vuole, che perdono l'amore appena lo possiedono, che se ne stancano appena lo conquistano, che pensano di poter davvero possedere una persona, davvero conoscerla interamente e definitivamente: così scrive Patrizia Valduga, una delle poetesse più note per i suoi versi d'amore, introducendo questa originale antologia sui poeti innamorati, da Guittone d'Arezzo fino a Giovanni Raboni.

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Interessante questa antologia di poesie d'amore curata dalla poetessa Patrizia Valduga : le scelte operate dalla curatrice non sono ne' scontate ne' banali (pensate alla presenza del Ruzante o di Giovan Battista Strozzi il Vecchio, grande madrigalista quest'ultimo, e del maccheronico Teofilo Folengo). Ma per me il maggior motivo d'interesse sta proprio nella presentazione, nella quale la Valduga spiega brevemente i motivi delle sue scelte e delle sue esclusioni. Assente Michelangelo Buonarroti, perche', e cito, "si e' scambiata per grandezza poetica la rudezza di un geniale dilettante" ; il fatto e' che questo "geniale dilettante" ci ha lasciato una serie di vertiginose, quasi metafisiche, brevi poesie d'amore nella "catena" per la morte di Francesco Bracci, uno dei suoi veri o presunti amanti ; viene forse censurato dalla curatrice il possibile canto dell'amore omosessuale da parte di Michelangelo? Il sospetto, o la malignita', se si vuole, mi e' venuto spontaneo. Infatti viene cassato anche Sandro Penna, poeta clamorosamente omosessuale, perche', dice la Valduga, "la sua voce mi pare assai flebile". Faccio notare che Penna e' solitamente considerato come uno dei nostri primi lirici del Novecento e che, riffe o raffe', sui suoi amori e' riuscito a darci versi memorabili come, per fare un solo esempio, "Mi nasconda la notte e il dolce vento/da casa mia cacciato e a te venuto/mio romantico amico fiume lento". Mi illudo o qui pare di risentire la voce di Leopardi : "Dolce e chiara e' la notte e senza vento ...", con quel che segue. Del resto la Valduga dice di non amare la poesia di Leopardi, nemmeno, appunto, "La sera del di' di festa" (che pure ha incluso nell'antologia), per la quale propone una lettura di seguito ad uno dei "Pensieri d'amore" di Vincenzo Monti, il piu' famoso : "Alta e' la notte ed in profonda calma" ... Da tale lettura si dovrebbe ricavare nel caso di Leopardi una poesia tutta "volonta' e niente istinto", con l'aggravante di una "letterarieta' programmata" mentre, anche se non viene detto esplicitamente, per quanto riguarda Monti emergerebbero istinto e sincerita'. Ora, a me piace molto Monti, ma e' stranoto che egli e' forse il poeta di piu' strenua letterarieta' dell'intera letteratura italiana assieme ad un certo Gabriele D'Annunzio. Non solo, ma sia Leopardi che Monti, nell'incipit delle rispettive poesie rielaborano una celeberrima descrizione di pace cosmica che appartiene all'Iliade di Omero (e per Leopardi interviene anche la mediazione della bellissima traduzione montiana dell'Iliade). Quindi ambedue poeti letteratissimi, sia pure in modi diversi. Aggiungo che la letterarieta' di Monti non puo' disturbarmi visto che non disturbava il geniale Stendhal che considerava lo scrittore di Alfonsine come il piu' grande poeta vivente. Tra l'altro e' anche risaputo che due opere di Monti, i gia' menzionati "Pensieri d'amore" e gli "Sciolti al principe Chigi" non sono altro che abilissime parafrasi poetiche di molte e molte pagine de "I dolori del giovane Werther" di Goethe. Stendhal da parte sua riverso' ne "La certosa di Parma" moltissimi versi di queste poesie montiane operando una sorta di contro-parafrasi in prosa. Quindi evviva la letteratura! Infine manca Manzoni perche', dice la Valduga, "se avessi riportato il sonetto scritto a diciassette anni per Luigia Visconti mi sarebbe parso di fargli piu' torto che onore". E allora perche' non dare un'occhiata al carme "In morte di Carlo Imbonati" dove si sarebbe potuta imbattere nei seguenti bellissimi versi di amore e morte (romanticamente parlando) : Dille ch’io so, ch’ella sol cerca il piede
Metter su l’orme mie; dille che i fiori,
Che sul mio cener spande, io gli raccolgo,
E gli rendo immortali; e tal ne tesso
Serto, che sol non temerà nè bruma,
Ch’io stesso in fronte riporrolle, ancora
De le sue belle lagrime irrorato.). E la poesia ardentemente innamorata e disperata di Ermengarda nell'Adelchi? Con cio' finisco, ed era ora.

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