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La morte ci fa belle
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Serra, Francesca <1970- ; Firenze>

La morte ci fa belle

Torino : Bollati Boringhieri, 2013

Abstract: Non c'è niente di più poetico al mondo della morte di una bella donna, scriveva Edgar Allan Poe a metà dell'Ottocento. Il trionfo dell'immagine della bellezza femminile accoppiata alla morte è il tema di questo libro, che racconta le vicende della sposa cadavere in un percorso storico vertiginoso e ricco di suggestioni. Venerata come un santino fino ai giorni nostri, la bella donna morta non viene uccisa dalla forza bruta ma da un eccesso di devozione: icona intramontabile della nostra cultura, attraversa il tempo e lo spazio senza mai invecchiare, compiendo il suo eterno sacrificio al Bello e all'Ideale. Dopo aver svelato i retroscena della figura della pornolettrice nellele Le brave ragazze non leggono romanzi, Francesca Serra ci invita con il suo stile caustico e irriverente a domandarci che cosa si nasconda dietro agli incantevoli cadaveri femminili che affollano i nostri musei, film e romanzi. Perché Ofelia continua a morire, quando acquistiamo al bookshop della Tate Gallery l'ennesima riproduzione del celebre quadro preraffaellita di John Everett Millais? A cosa serve la sua morte? E chi è il suo assassino? Sulla traccia di queste domande si farà un lungo e avventuroso viaggio, dalla Parigi di Baudelaire all'isola di Mauritius, da Goa al paese dei giganti di Gulliver, dal paradiso dell'Arte all'inferno della mercificazione.

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Libro interessante e bene informato sull'argomento. Per quanto concerne il tema del "sepolto vivo" , una vera e propria ossessione per i medici e i letterati del 19. secolo, si potrebbe vedere il poemetto latino "Iugurtha" di Giovanni Pascoli dove il poeta accoglie la tradizione della sepoltura di Giugurta nel terribile carcere Tulliano a Roma. Pascoli e' stato il piu' grande poeta latino dell'eta' moderna, ma purtroppo questa parte della sua produzione manca ancora di un pubblico. La citazione dall'Amleto proposta dall'Autrice a pagina 61, qualsiasi mendicante "puo' pescare con il verme che ha mangiato carne di re, e mangiare il pesce che si e' cibato di quel verme", mi ha fatto pensare che questo passo potrebbe essere stato un suggerimento per il poemetto "Re Orso" di Arrigo Boito (altro scrittore che meriterebbe maggiore attenzione), specialmente per il lugubre ritornello "Re Orso ti schermi dal morso dei vermi", ispirato anche dal proverbiale "vermis non morietur" della Bibbia.

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