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L' ombra di Amadeus
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Baccalario, Pierdomenico

L' ombra di Amadeus

Milano : Piemme, 2013

Abstract: Un uomo che esce vivo dalla sua tomba, un ragazzino destinato a diventare un grande compositore, un leggendario generale napoleonico che non si piega al suo Imperatore, un romanziere dalla fantasia smisurata. Quattro vite immortali legate da un unico misterioso filo... Quando Wolfgang Amadeus Mozart, braccato dagli spietati membri della Sfinge, sparisce da Vienna, ha con sé un'unica cosa: un'antica scatola egizia di lacca nera con sopra un occhio d'avorio intarsiato, conosciuta come lo Scrigno dell'Immortalità. Nell'arco di un secolo quella stessa scatola passerà dalle mani del Maestro al suo giovane e promettente allievo di nome Gioacchino Rossini. E attraverso il Diavolo Nero, il soldato senz'anima mandato sulle loro tracce da Napoleone, arriverà a uno scrittore di talento capace di trasformare quella storia avvincente in uno dei più grandi romanzi d'avventura di tutti i tempi: Il conte di Montecristo. Età di lettura: da 10 anni.

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Si tratta veramente di un bel libro che puo' essere una utile e divertente lettura anche per gli adulti. Naturalmente il rapporto da maestro ad allievo che si immagina essere intercorso fra Mozart e Rossini, oltre ad essere ovviamente totale frutto di fantasia e' giustificato dall'opinione che vi siano forti analogie fra i rispettivi stili musicali, opinione non condivisibile se non in base ad un ascolto un tantino superficiale della musica dei due compositori che e' espressione, invece, di due mondi artistici ed umani molto diversi. Segnalo due piccoli errori (a mio parere chi scrive ha una certa responsabilita' nei riguardi dei propri lettori, di qui un atteggiamento un po' severo da parte mia) : il capoverso dell'aria di Leporello impiegato come titolo del cap. 9. del libro (Don Giovanni di Mozart, atto 1.) e' "Notte e giorno faticar" non "Notte e giorno a faticar" (quella "a" forestiera rende il settenario un po' zoppicante) ; l'aria rossiniana il cui capoverso "Quest'ultimo addio" fa da titolo al cap. 24 non e' contenuta nel misterioso "Trovaldo e Dorliska" come indicato nel testo, bensi' nel piu' riconoscibile "Torvaldo e Dorliska" del maestro di Pesaro.
Umberto

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