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  La  libraia di Orvieto
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Pattavina, Valentina

La libraia di Orvieto

Roma : Fanucci, 2010

Abstract: Matilde, una quarantenne romana solitaria e dall'animo ferito, si reca a Orvieto, città antica e bellissima, abbarbicata su una rocca giallastra di tufo, per cercare rifugio. Viene accolta da una comunità semplice e compatta, da un gruppo variegato ed eterogeneo di persone le cui esistenze si intrecciano a formare una catena indissolubile. Al centro della vita di Matilde ci sono da sempre i libri, e adesso anche la libreria in cui le offrono lavoro, per metà antiquaria e per metà moderna. Le sue giornate si dipanano secondo ritmi lenti, a piedi o in sella all'inseparabile bicicletta, alla continua scoperta di scorci della città e dell'animo umano. Gli eventi e i passaggi di tempo sono scanditi dalle sue letture, come se tra le righe di un racconto o i versi di una poesia si nascondesse il mistero del suo dolore, i suoi bubboni mai risolti. Ma anche Orvieto ha i suoi segreti, celati nelle case, nelle viscere dei pozzi, nei boschi di castagni che la circondano. Sarà un castagno millenario e maestoso ad aprire e chiudere la storia, a mostrarci il corpo di un impiccato appeso a uno dei suoi rami, in una cornice oscura e dai contorni imperscrutabili; un fatto accaduto dieci anni prima e ormai dimenticato, che torna alla ribalta per un caso fortuito e condizionerà pesantemente le sorti dell'intera comunità.

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Su sito di “la Repubblica” si trova ancora la recensione del libro in cui l’autrice diceva:
“Sergio Fanucci aveva letto il saggio su Totò e mi aveva proposto di scrivere un romanzo per la propria casa editrice. Un'idea che mi era parsa folle, al punto da farmi rispondere un drastico no: non mi sentivo all'altezza, mi pareva un'impresa titanica. Ma Fanucci è stato abile nel lavorarmi ai fianchi, spingendomi a riflettere e dunque ad accettare la sfida. Si poneva a quel punto il problema più grande: la storia. E insieme alla storia, lo stile. Mi dicevo: siamo pieni di libri e di scrittori, davvero si avverte la necessità di un'altra voce che vada a infoltire il coro?”
Ecco. È esattamente quanto mi son detta io arrivata faticosamente a metà libro. Mi infastidisce lasciare a metà un libro ma non ce l’ho fatta ad andare oltre. Questo lo restituisco alla biblioteca subito.
Doveva essere una black comedy ambientata nella provincia italiana ma io ho trovato solo una serie di pensierini, scritti con belle parole ma fredde, incapaci di suscitare emozioni. Insulso, e poi, vabbè che è un romanzo, ma ditemi voi se possa risultare credibile la storia di una che, arrivata ad Orvieto, si fermi nella più bella libreria del centro, gestita dal classico libraio che tutti vorremmo avere sottocasa, senza aver mai fatto la libraia in vita sua, chieda di essere assunta perché ama i libri e inizi a lavorare il lunedì successivo! Ma quando mai?

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