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Troppa felicità
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Munro, Alice

Troppa felicità

Torino : Einaudi, 2011

Abstract: Gioca a shanghai con le sue storie, Alice Munro, da sempre. Getta sulla pagina posti, alberi, situazioni e donne, cucine, abiti e animali, e con mano ferma se li riprende, li riordina provvisoriamente dentro la storia successiva, di raccolta in raccolta. Intanto passano gli anni e le verità che accendono improvvise i suoi racconti si sono fatte longeve. Non perché durino, ma perché non smettono di accendersi di nuovo, emanando altra luce, un'altra luce. Con "Troppa felicità", tuttavia, il lettore avverte il passaggio in corsa di un'elettricità inedita, una scarica di tremenda libertà. Queste storie sembrano spingersi un passo oltre il segreto contenuto in storie passate, e non per consumarlo rivelandolo, ma per complicarne l'esito a partire dalla consapevolezza temeraria della vecchiaia. E se altrove l'immaginazione aveva provato a raffigurarsi l'orrore della morte di un bambino, qui i figli a morire sono tre, e a ucciderli è il padre. Se altrove una madre imparava a sopportare l'abbandono della figlia, qui all'abbandono del figlio segue il coraggio di rappresentare l'incontro, anni dopo, con uno sconosciuto di cui un tempo si conosceva a memoria ogni millimetro di intimità. Se altrove la fragile e caparbia convenzionalità dell'infanzia coagulava in dispetti odiosi ai danni di una qualsiasi creatura debole, qui tocca il fondo di una banalità del male senza scampo.

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Troppa felicità è uno di quei libri che dovresti possedere non prendere in prestito. L’ho iniziato a leggere in una domenica ancora calda, su una spiaggia con qualche bambino e poco vociare. Un bagno tra un racconto e l’altro, l’acqua salata e volti di donne che escono dai racconti. Alice Munro ha centrato l’obiettivo anche questa volta. Si potrà dire che nei suoi racconti è sempre l’universo femminile a farla da padrone, che nelle sue storie c’è sempre un ché di autobiografico, che vi sono spesso divorzi, problemi d’alcol, figli da educare, situazioni normali sconvolte da eventi tragici… Sì, forse i temi, i soggetti, le ambientazioni trattate in questa raccolta così come nelle precedenti raccolte di racconti sono gli stessi. Eppure sono sempre diversi. E poi la Munro, con i suoi capelli d’argento e il suo tranquillo sguardo da nonna, riesce a farmi lavare i piatti con un racconto nella testa, le parole che riecheggiano, l’immaginazione che galoppa dando un seguito alla storia e cambiandone il finale.

La frase:
Frequentava anche i contemporanei. Sempre romanzi. Detestava sentirli definire “di evasione”. Avrebbe potuto ribattere, e non solo per scherzo, che l’evasione stava nella vita vera.

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