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Lo specchio di Tina
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Ghigliano, Cinzia

Lo specchio di Tina

Roma : Contrasto, 2019

Abstract: Chi è la vera Tina Modotti? Un'attrice, un'artista, una rivoluzionaria di bellezza e fascino straordinari, una cittadina del mondo che consacrò la vita ad arte e rivoluzione. Lo specchio di Tina riflette tutti questi volti ma una sola anima, istintiva, ribelle, sempre pronta a sperimentare e lanciarsi con coraggio in una nuova avventura, a cambiare strada per poter esprimere le proprie convinzioni, nella lotta politica come nella fotografia, cui si dedicò con passione per denunciare le condizioni di miseria e oppressione degli ultimi. Queste pagine ce la restituiscono attraverso il racconto per immagini e parole di Cinzia Ghigliano, accompagnato da un testo critico e una selezione delle immagini più famose della grande fotografa.

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Qual è il riflesso della vita se non il suo poliedrico pulsare?
"Lo specchio di Tina. Vita e immagini di Tina Modotti", si è rivelato un'autentica scoperta!
Un titolo a cui mi sono avvicinato quasi casualmente, dopo esserne stato colpito dalla sottile malinconia insita nella prima di copertina e dopo aver conosciuto altrettanto inaspettatamente il tocco a tratti fuligginoso di Cinzia Ghigliano con la lettura di "Rudyard. Il bambino con gli occhiali" (2020) e "Lei. Vivian Maier" (2019).
Un altro immersivo breve racconto biografico, dedicato questa volta ad Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti (1896-1942), affettuosamente soprannominata sin dall'infanzia Assuntina e, da qui, Tina.
Attrice, fotografa, attivista: una vita all'insegna del rincorrere quel che i propri sentimenti le avrebbero sussurrato con i loro battiti; una vita segnata da privazioni, dolcezza e prigione; una vita che avrebbe indelebilmente segnato le orme di chi l'avrebbe incontrata lungo il proprio cammino. Con la controversa morte, se la sua camera oscura tristemente sarebbe stata dimenticata per anni, per merito delle ricerche successivamente condotte da Riccardo Toffoletti, solo nel 1973 la sua biografia e fotografia sarebbero tornate a scintillare con l'organizzazione di una mostra nella città di Udine, dove oggi, sulle pareti esterne della natale casa sita al n. 89 di Via Pracchiuso, è possibile rimanere affascinati dall'opera narrante di Franco Del Zotto Odorico a lei dedicata nel 2012.
Con l'approfondita postfazione "Le tante vite di Tina" di Rosa Carnevale ed i poetici lasciti "Tina Modotti è morta" di Pablo Neruda e "Tina Modotti" di Rafael Alberti Merello, si chiude così una piccola struggente opera intitolata a colei che, con i suoi inconfondibili scatti, avrebbe affermato: «Desidero parlare soltanto di fotografia e di ciò che possiamo realizzare con l'obiettivo. Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore.»
Un libro la cui lettura sento di consigliare di affiancare a quella di "Frida" (2016) di Benjamin Lacombe e Sébastien Perez, non solo perché Tina Modotti riposa nel Panteón Civil de Dolores a Ciudad de México a pochi chilometri di distanza dalla natale Casa Azul di Frida Kahlo (che avrebbe in vita conosciuto), ma anche perché da questa a noi lontana terra, essa ne avrebbe raccolto con le sue fotografiche parole il suo amore più recondito: come scritto da Rosa Carnevale, «Il Messico la attrae per il fervore culturale che si respira. Fiero, violento, lento, il volto di questo paese la impressiona e la incatena a sé. Qui si sente a casa come da nessun'altra parte prima.»

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